Quaderni di Frontiera é uno spazio di cultura politica, uno strumento di riflessione pubblica che ha come obiettivo quello di alimentare la discussione allargandone il campo a professionalità e competenze. E’ un luogo dove possono incontrarsi e confrontarsi le diverse tradizioni culturali e politiche, sviluppando idee e proposte in grado di contribuire a ridefinire il campo progressista, guardando all’Europa e alle sfide internazionali.

giovedì 15 aprile 2010

“Imbarazzante l’assordante silenzio del governo nazionale sulla frana di Montaguto"

Michele Ventricelli - Sinistra Ecologia e Libertà - PUGLIA -


“Purtroppo il momento post-elettorale non facilità l’attività della Regione ma la paralisi dei collegamenti tra la Puglia e Roma causati dalla frana di Montaguto è una situazione che non va assolutamente sottovalutata.”

Michele Ventricelli rieletto consigliere regionale di Sinistra ecologia libertà commenta preoccupato la vicenda che da ormai diverse settimane sta immobilizzando i collegamenti con la capitale arrecando notevoli disagi ai cittadini e conseguenti gravi perdite economiche già dichiarate dall’azienda Trenitalia.
“ E’ imbarazzante l’assurdo silenzio sulla questione del governo nazionale richiamato a gran voce sia dal Presidente Vendola che da altri esponenti pol
itici anche campani.

Sembra quasi si voglia ancora una volta punire la nostra regione addirittura questa volta isolandola e ignorando lo stato di emergenza che vige tutt’oggi in quel territorio.

Ricordiamo che per il mezzogiorno le infrastrutture e il loro potenziamento hanno segnato un forte tratto di progresso e miglioramento delle possibilità economiche e di sviluppo.

Che finita la campagna elettorale il ministro Fitto e il centro-destra abbiano dimenticato la Puglia?”

Evidentemente parrebbe proprio così.

Finita la campagna elettorale il Governo si è dimenticato di questi territori, un po perchè la sconfitta in Puglia brucia, e tanto, e un po perchè non sa proprio come risolvere la questione e non vuole abbassarsi a chiedere all'odiato "comunista Vendola" e alla sua banda di bolscevichi l'aiuto che invece potrebbero dargli.

E quindi....che i cittadini si arrangino un po....pugliesi...campani...

in fondo...chi se ne frega ....???

Sarà....comunque ricordiamoci anche di questo alle politiche prossime...segnamolo nella nostra agendina..........perchè il disagio colpisce tutti, anche a destra.



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“Sono tutti uguali”

Prof. ssa Angelica Lubrano - Partito Democratico - Savona

Ha vinto l’antipolitica: l’astensionismo, le bianche, le nulle, per certi aspetti il grillismo e il dipietrismo.
Ma la cosa paradossale è che persino Berlusconi e la lega vengono ancora percepiti come espressioni dell’antipolitica.
Restiamo noi (e forse Fini!) con la nostra coerente difesa delle istituzioni e il nostro connaturato senso dello Stato, con la rivendicazione e il rispetto della divisione dei poteri come espressione la più alta della democrazia, a essere pertanto percepiti come rappresentanti di una politica invece sempre più invisa.
Il giochetto per niente raffinato, ma efficace, consiste nello sputtanare (pardon vilipendere) tutti gli organi dello stato, nel far mancare alla scuola o alla stessa giustizia le risorse per il funzionamento, nel corromperne gli esponenti più deboli moralmente, nel favorire attraverso assunzioni e concorsi truccati i peggiori, nel penalizzare i funzionari pubblici più solerti, nel costruire opere pubbliche inutili e inquinate da pratiche
corruttive, nel moltiplicare (come ha fatto la lega con le Province) sprechi di denaro pubblico: oggi questo governo è arrivato a divorare per la prima volta dal 1992 l’avanzo primario accantonato ogni anno per diminuire il debito pubblico schizzato alle stelle.
Ma la colpa è della politica, quindi nostra! “Si brucia il Reichstag, ma la colpa è dei comunisti!!!”
Questo “governo del fare” ha peggiorato tutti i parametri sociali, civili ed economici, oltre che morali, del nostro paese, attribuendone all’opposizione la responsabilità. Un esempio per tutti: il tema della sicurezza e dell’immigrazione.
In viale Padova a Milano scoppia una rissa e poi una rivolta che mette a repen
taglio la sicurezza pubblica e che le forze dell’ordine sembrano incapaci di contenere, se non dopo che danni e devastazioni sono stati già consumati.
Il Sindaco Moratti è del PDL, così come il Presidente di Provincia e lo stesso Governatore, appena rieletto, Formigoni.
E la legge che regola l’immigrazione si chiama BOSSI-FINI. Ma la colpa è del buonismo della sinistra!!!
E questo passa nei 4/5 delle televisioni e dei giornali.
Stupri, accoltellamenti, omicidi si susseguano quasi giornalmente, ma i riflettori si spengono rapidamente.
E’ riapparsa persino la spazzatura, subito nascosta sotto il tappeto. E gli unici brogli elettorali scoperti sono stati quelli in combutta con la n’drangheta per eleggere Di Girolamo del partito di chi ha gridato ai brogli per mesi …. Ma allora perché Berlusconi continua a vincere le elezioni?
Forse b
isognerebbe dire che sei regioni su tredici matematicamente in un altro paese non sarebbe definita una vittoria. E le Regioni conquistate poi sono andate due alla Lega e una a un’esponente dell’odiato Fini….E in termini assoluti Berlusconi ha perso milioni di voti, ma tant'è.....
Chi sono allora gli elettori della destra?

Si sono fatte analisi psicologiche (gli italiani hanno bisogno sempre di un padre padrone che pensi per loro); o religiose (invocazione dell’uomo della provvidenza, dell’unto divino); ma più concretamente va detto che a una parte dell’elettorato le cose stanno bene così.
Nel periodo che va dal 2001 a oggi quasi 700 miliardi di euro sono passati dal terzo più povero del Paese al terzo più ricco (B. solo quest’anno ha aumentato la sua dichiarazione IRPEF di 14 milioni e il suo patrimonio ha avuto un incremento strepitoso alla faccia della crisi), grazie a condoni, scudi e abbassamento dei controlli dell’evasione fiscale.
Solo una piccola parte di consenso alla dx (ma sufficiente certo a fare la differenza) deriva dal controllo sui media in un paese in cui, è vero, si legge poco e l’unico strumento di informazione per la maggioranza resta la TV.
Il resto lo facciamo noi, con le nostre divisioni, con le nostre timidezze o arroganze.
Difficile spiegare agli operai che protestano sulle gru o sui tetti delle fabbriche com’è stato possibile nel Paese che ha avuto il Partito Comunista e il Sindacato più forte e organizzato al mondo avere gli stipendi più bassi, il tasso di lavoro nero e il numero di morti bianche più alto di tutto l’occidente, il precariato più avvilente e persino sacche di schiavitù negli sc
antinati di Secondigliano e nei campi di pomodori del Tavoliere.
Se mi posso permettere qualche proposta:
1- evitiamo di attribuire solo a un capo tutte le nostre aspettative, impegniamoci a costruire un progetto credibile per il futuro, consideriamo realisticamente il PD un tavolo a cui sedersi per cercare il punto di sintesi più alto possibile fra le diverse sensibilità
2- Prestiamo attenzione alle persone, con pazienza spieghiamo quello che stiamo facendo e perché lo facciamo. Fateci caso agli incontri pubblici i nostri parlano, salutano e se ne vanno….
3- Cerchiamo di costruire una linea di ascolto sempre aperta (una radio Padani
a in salsa PD) dove raccogliere gli sfoghi, le domande, le adesioni, la voglia di collaborare dell’elettorato, da subito, non tre settimane prima del voto
4- Usiamo un linguaggio comprensibile, chiaro, togliendoci l’etic
hetta di radical chic che si guardano solo l’ombelico. Il nostro compito è difficilissimo perché non si tratta di “lisciare la pancia al popolo nelle sue pulsioni più basse (razzismo, egoismo, paura, odio, intolleranza)”, ma tradurre in enunciati semplici la complessità del mondo moderno che va regolata e governata con intelligenza non esorcizzata con muri o con ronde.
5- Utilizziamo tutte le risorse umane disponibili nel nostro partito esaltandone le competenze e le intuizioni attraverso una ripartizione degli incarichi e la creazione di nuovi gruppi di lavoro attorno a temi e progetti e moltiplichiamo le scuole di formazione politica e amministrativa. Facciamo sentire ogni militante un protagonista e limitiamo per quanto possibile la formazione di professionisti della politica: la gente non sopporta più, a torto o a ragione, la casta.
6- Per concludere cerchiamo di dare una immagine più coerente del nostro partito. Alle affermazioni di principio sulla parità di genere facciamo seguire una maggiore generosità lasciando qualche spazio alle poche, sparute, ma coraggiose presenze femminili, favorendo leggi e regolamenti che ne consentano la rappresentanza negli organi decisionali.
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mercoledì 14 aprile 2010

Nel PD i personalismi restino fuori, grazie.

Ma quale Partito del Nord…….
Il problema non è fare il PD del Nord o del Sud.
Il problema è fare il partito.
Iniziare finalmente a farlo, a costruirlo senza guardare in faccia a nessuno, con fermezza e determinazione.
Chi ci sta lo dice e chi non ci vuole stare lo dice ugualmente.
Ci sarà più chiarezza per tutti.
Bisogna smetterla con questa lunga questione del partito da fare, da costruire, come lo si vuole e via dicendo.
Si inizi, punto e basta.
Se ci saranno correzioni da fare si faranno in corsa.
Bisognerebbe provare a smetterla di scimiottare altre situazione che non stanno addosso a nessuna formazione della sinistra italiana, sia riformista, che radicale o che dir si voglia.
Sono cappotti che ci stanno troppo stretti o troppo larghi.
Già tempo fa , e forse qualcuno se lo è dimenticato, si è tentata la strada della tautologia verso uno sc
hieramento a noi avverso, nell’illusione che facendo lo stesso si ottenessero i risultati vincenti.
La delusione è stata grande per i promotori di quella strada.
E non poteva essere diverso.
La storia della sinistra italiana va nel verso opposto.
Partito senza padroni unici.
Ora anche dietro la delusione dei risultati Regionali e di qualche grande comune capoluogo, si tentano di lanciare pietre nello stagno già agitato di per se del PD, con l’intento di scardinare l’esito congressuale di pochi mesi fa.

Ma quella linea vincente del congresso democratico non va cambiata.
E’ stata la linea vincente e pertanto bisogna iniziare a percorrerla, perché fino ad oggi, nell’emergenza elettorale sempre incombente non c’è stato il tempo di tracciarne neppure le linee fondamentali.
E’ ora di farlo, o meglio di fare anche questo assieme ad altre cose, per esempio cercare di parlare finalmente al Paese dei suoi problemi e proporgli qualcosa di meglio di quello che vivono oggi.
Basterebbe riagganciare il nostro popolo storico per vincere le elezioni, basterebbe solo quello.
Ma non si ritrova un consenso senza una chiara e definita identità, per esempio come quella che il PD si sta dando piano piano dopo un periodo grigio dove tutto doveva essere mediato per chetare i vari mugugni che si alzavano da ogni parte.
Una strada sbagliata, che ha fatto crescere l’incertezza, all’interno del partito e anche verso l’esterno, e infatti i risultati sono stati evidenti, defezioni interne e abbandoni esterni.
Rimettere in carreggiata una macchina simile non sarà semplice, e non pare che una specie di “PD del No
rd” sia la cosa più adatta per uscire dalle secche.
Il PD del Nord per fare che cosa?
Per contrastare la Lega Nord?
E si pensa così di riuscire?
Chi ha idee buone ha una sede per proporle e questa sede sono gli organi del partito, a tutti i livelli.
Prima rimettiamo in moto i circoli e poi vediamo se le cose cambieranno.
Importante è far si che i circoli non siano solo un “luogo per votare alle primarie” come Fassino ha giustamente sottolineato, ma che diventino ciò che devono essere, il punto d’incontro delle idee, il luogo dove i personalismi restano fuori dalla porta.
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giovedì 8 aprile 2010

25 APRILE - PER LA RESISTENZA E PER LA COSTITUZIONE

Maglio Domenico - Finale Ligure -

I partigiani non ballano sulla stessa pista dei repubblichini di Salò.
Perchè?
Semplice.
Perchè se avessero vinto loro oggi molti di voi sarebbero in galera con me.
Invece abbiamo vinto noi e molti di loro sono oggi in Parlamento.
Questa è la differenza e per questo non si possono mettere sullo stesso piano Partigiani e Repubblichini.
La Resistenza ha sentenziato semplicemente questo. Senza la Resistenza non ci sarebbe stata la Costituzione.
Senza la Costituzione non ci sarebbe l'Italia.
E forse i nomi di molti di noi sarebbero incisi sul marmo dei cimiteri.

No!
Non siamo tutti uguali, noi siamo diversi.
E i nostri principi parlano con le righe della Costituzione.
Dal 1° gennaio 1948 a oggi la Costituzione ha compiuto più di 60 anni.
E’ stata l’opera di una classe politica uscita dalla guerra di Liberazione, una classe politica che è stata capace di rappresentare tutto il popolo italiano, una classe politica di grandi capacità etiche e giuridiche.
La Costituzione è quindi un qualcosa che rappresenta tutti noi.

Per comprendere la grandezza di questo documento bisogna partire da una storia lontana e in questo momento credo sia giusto partire proprio da lì, dalla loro memoria, dal ricordo di quegli uomini e di quelle donne che venivano da un tempo di guerra, dove le città in fiamme urlavano il proprio dolore e osservavano impotenti quelle guerre fratricide, ma gli uomini e le donne capirono però che anche in un paese in fiamme si poteva mettere ordine, si poteva costruire uno Stato felice.
Quegli uomini e quelle donne si sono impegnati a fare leggi imparziali, applicando ciascuno un retto giudizio, hanno offerto accoglienza e ospitalità allo straniero, hanno preservato e hanno difeso le loro montagne, i loro mari, le loro colline pietrose e selvagge, le loro foreste, le loro pianure.
Questo hanno fatto.
Coniugando forza e giustizia, ci hanno insegnato cosa sia la democrazia, il governo del popolo, che deve ispirare ai cittadini una Resistenza all’ingiustizia, mettere l’interesse pubblico prima di tutti gli altri interessi, fare dell’aiuto reciproco la passione di ogni cuore e soprattutto formare una Patria che non sia soltanto un confine geografico territoriale, non sia soltanto il suolo, un insieme di ponti, case e strade ma una comunità di affetti.
Per questo noi affermiamo oggi con le stesse loro parole che democrazia è il diritto di non essere sottoposti che alle leggi, democrazia è il diritto di non poter essere né arrestati né tenuti in carcere o condannati a morte, né maltrattati in alcun modo a causa di una volontà arbitraria.
Ci hanno insegnato che la democrazia è il diritto di esprimere la propria opinione, di scegliere un lavoro ed esercitarlo, di disporre di ciò che ci appartiene, che democrazia è il diritto di riunirsi con altri individui per professare una fede o per impegnarsi nel modo più conforme alle proprie inclinazioni, e democrazia ci hanno insegnato infine che è il diritto di eleggere i propri rappresentanti e di esercitare su di essi una sorveglianza attenta, attiva, costante, e di destituirli se hanno deluso le nostre speranze o se ne hanno abusato.
Questo è lo spirito della Costituzione.
Ma dobbiamo porci anche un'altra domanda, che cos’è oggi per i più giovani la Costituzione, che cosa si può fare perché i più giovani la sentano come una cosa loro e non come un testo da sapere che esiste.
Dobbiamo domandarci cosa si può fare affinché sentano che nel difenderla continua sia pure in forme diverse quella Resistenza per la quale i loro nonni, i loro padri, i loro fratelli maggiori misero in gioco e molti persero la vita.
Tutti siamo coscienti che la Costituzione è nata dalle lotte della Resistenza, e uno dei miracoli del periodo della Resistenza fu la concordia tra partiti diversi, dai Liberali ai Comunisti ai Socialisti ai Cattolici, la concordia e la condivisione su un programma di battaglia, via i fascisti e via i nazisti. Questo programma fu adempiuto ad un prezzo altissimo.
Ma il programma comune di pace fu nuovamente la concordia del momento successivo, e fu la Costituzione.
La Costituzione deve essere quindi considerata non come una legge morta come alcuni dicono, deve essere considerata, ed è, un programma politico.
La Costituzione è nata da un compromesso fra diverse ideologie, dove troviamo le radici di tutta la nostra storia secolare, dall’ispirazione Mazziniana, al Marxismo, al solidarismo cristiano, quindi vari partiti sono riusciti a convergere su un programma comune che si sono impegnati a realizzare.
La parte più viva, più vitale, più piena della Costituzione è dunque proprio quella che si può chiamare programmatica.
Quella che si pone delle mete che si devono gradualmente raggiungere.
Per il raggiungimento di queste mete vale anche oggi e più varrà in avvenire l’impegno delle generazioni che verranno, e a questo compito di sensibilizzazione sono chiamati tutti gli italiani e in particolar modo le Istituzioni dello Stato.
Nella Costituzione c’è un articolo che è il più impegnativo per tutti noi indipendentemente dal ruolo ricoperto, ma lo è soprattutto per i giovani che hanno l’avvenire davanti a loro.
Questo articolo il N. 3 “…Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni economiche. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto a libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese….”
Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini e le donne dignità di essere uomini e donne.
Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà affermare che quanto scritto nell’articolo 1 “..L’Italia è una repubblica Democratica fondata sul lavoro…”corrisponderà alla realtà.
Perché fino a quando non c’è questa possibilità per ogni uomo e per ogni donna di lavorare e di studiare, di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi necessari per vivere con dignità, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro ma non potrà chiamarsi neanche democratica, perché in una democrazia dove non c’è questa uguaglianza di fatto ma c’è solo una tale uguaglianza di diritto non è una democrazia.
E allora si capisce da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte, in parte è ancora un programma da realizzare, un impegno, un lavoro da terminare.
Piero Calamandrei diceva che “…la Costituzione non è una macchina che si mette in moto e poi va avanti da sola, la Costituzione è un pezzo di carta che quando cade non si muove, e perché si muova bisogna che ogni giorno in questa macchina mettiamo il carburante…”
Io dico che il carburante che noi possiamo mettere per terminare il lavoro è l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quella promessa, è la responsabilità di ognuno di noi.
Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza, l’indifferenza alla politica, a quella classe politica.
L’indifferentismo che spesso si trova in larghi strati della popolazione, in tanti troppi giovani, per questo tutti noi siamo in qualche modo chiamati ad un compito straordinario.
L’indifferentismo alla politica, si dice che sia comodo, è bello non interessarsi, disimpegnarsi, è comodo, la libertà c’è, esiste, viviamo in libertà, abbiamo altro da fare che interessarci di politica, la politica è corrotta, le Istituzioni sono corrotte, i politici sono corrotti, ci sono cose belle da vedere, luoghi da visitare, la politica non è una cosa piacevole, c’è la libertà di muoversi, di dire, di fare.
Questo è l’indifferentismo devastante da combattere.
C’è la libertà. E’ Vero.
Ma a libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto sia importante quando comincia a mancare, quando si sente un senso di asfissia, di angoscia, speriamo di non sentirlo mai come lo sentirono i padri Costituenti.
Bisogna ricordare che ogni giorno, su quest’aria della quale godiamo, sulla libertà, bisogna vigilare, vigilare e vigilare ancora, dando il nostro contributo alla vita politica che si dispiega nella funzione democratica.
E’ la Costituzione la nostra carta della libertà, la carta per ciascuno di noi, della nostra dignità di uomini, con la quale possiamo disporre noi, e soltanto noi delle sorti del nostro Paese.
Alla Costituzione dobbiamo dare il nostro spirito, farla vivere, sentirla nostra, metterci dentro il più alto senso civico, la migliore coscienza civica, renderci conto che nessuno di noi è solo ma è parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo.
In questa Costituzione c’è dentro tutta la storia di quegli uomini che l’hanno scritta per noi, c’è il loro passato, ci sono i loro dolori, le loro sciagure, le loro gioie, e questi loro sentimenti sono tutti sfociati in quegli articoli, e a saper intendere dietro a questi articoli si sentono sempre le loro voci lontane.
Sentiamo negli articolo 2 – 8 – 11 - l’idea Mazziniana e il periodo Risorgimentale di Cavour
Nell’art 5 c’è Carlo Cattaneo “..la Repubblica è una e indivisibile..”
Nel’art 52 si sentono i Garibaldini “..le Forze Armate si conformano allo spirito della democratico della Repubblica...”
Nell’art 27 la voce di Cesare Beccaria “..non è ammessa la pena di morte…”
E sono voci lontane, grandi voci lontane, ma ci sono anche tante voci umili, che non troviamo nei libri di storia, voci di operai, di contadini, di partigiani, di soldati semplici e Generali che si sono ribellati all’orrore, di esuli, di sacerdoti perseguitati.
Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione dobbiamo vedere persone come noi, cadute combattendo che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.
Per questo possiamo dire con certezza che la Costituzione non è una carta antiquata e morta, ma è il loro testamento.
E il miglior modo per completare il lavoro è ascoltare quelle voci.
Il miglior modo per difenderla è leggerla ai giovani affinché ne ereditino la grandezza.
E nel leggerla ascolteranno proprio quelle voci, respirando l’amore per la democrazia e il profondo umanesimo del popolo italiano che i padri Costituenti uniti nella Liberazione, hanno saputo interpretare e fissare per sempre.
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martedì 6 aprile 2010

Dall'opposizione al governo del Paese

Ora che le Regionali sono passate con tutta la loro carica di aspettative restano in piedi ancora alcuni ballottaggi importanti in città significative, soprattutto al nord, come Mantova per esempio, oppure al sud come Vibo, Lamezia, Gioia Tauro e altre.
Vista la situazione politica che era in corso - e che continua tutt’ora – Le Regionali per la sinistra italiana si sono chiuse in fondo senza fare eccessivi danni, per lei in particolare e per tutto il centro sinistra in generale.
Nonostante le pressioni mediatiche che come al solito tentano di distorcere la verità, il divario tra la destra e la sinistra si è ridotto a circa 3 punti percentuali, nulla a che vedere con l’abisso di poco tempo fa, sia per demeriti della destra che per merito della sinistra.
Questo è comunque il dato definitivo, la differenza si è ridotta.
Ognuno può dire ciò che vuole, ma la realtà dei consensi è questa, anche se per onor di verità va segnalato che all’appello mancano ben 7 regioni, il che non è proprio irrilevante per azzardare qualche previsione, ma qualche idea ognuno se la può fare.
Si apre adesso la fase più delicata, quella che dovrebbe portare le forze oggi all’opposizione al governo del paese.
Ma non tutte parteciperanno al raggiungimento di questo obiettivo, ed è questa l’unica certezza almeno fino ad oggi.
Alcune si affrancheranno per distanze ideologiche ritenute incolmabili, altre per mantenere un profilo distintivo verso il proprio elettorato di riferimento, qualcuna cullandosi nell’illusione che tornino tempi andati quando folle numerosissime attendevano nelle piazze slogan trascinanti, altre ancora semplicemente perché dietro alle parole non c’è sostanza alcuna, non ci sono idee forti.
Tutte queste cose potrebbero essere superate con utilizzo di quel buon senso che la situazione politica e Istituzionale richiede, ma su questo non sembra esserci margine.
E forse in fondo è meglio così, avere mediazioni infinite, prima, durante e soprattutto dopo l’eventuale ritorno al governo dell’Italia delle forze della sinistra e dei suoi alleati del centro sinistra, porterebbero a conflitti interni non auspicabili.
Quindi, l’attenzione massima che si dovrà porre in questa fase di approccio programmatico sarà la bontà e la sincerità delle forze politiche che vorranno stringersi attorno ad un progetto per il paese.
Un programma non per prendere voti, ma per cambiare lo stato delle cose, o almeno provarci, con decisione e in modo convinto.
Cose verso le quali la destra al governo appare sempre più lontana.
Serviranno per la sinistra e per i suoi alleati scelte coraggiose, molto coraggiose.
Ci saranno anche scontri con le varie lobby del paese che però non vanno viste sempre come il male assoluto, ma come gruppi portatori di interessi diversi.
Servirà la proposta sindacale per trovare soluzioni ampie e condivise per affrontare la problematica occupazionale.
Servirà trovare equilibrio tra le posizioni diverse che regolano la vita delle persone, i temi etici per esempio.
Ma avere idee non significa automaticamente avere programmi risolutivi, non significa affatto avere la condivisione complessiva.
Questo è il compito della politica, della politica che è mancata negli ultimi anni, una mancanza che ha lasciato il passo all’improvvisazione che ci governa oggi.
Bisogna diffidare di chi dice che ha la verità in tasca e la soluzione per tutto.
Sarebbe facile – come qualcuno fa – lanciare slogan propagandistici per attrarre l’attenzione e condivisione, parole e frasi del tipo “…lavoro fisso per tutti….”, “…casa per tutti….”,”…azzeriamo l’evasione fiscale…” E via di questo passo.
E chi non sarebbe d’accordo?
Ma se dietro a queste frasi e a questi propositi non esiste una strada da indicare che sia fattibile, ecco che tutto si riduce a pura e vuota campagna pubblicitaria deleteria per chi la propone e per tutti quelli che ai proponenti sono coalizzati.
La sinistra italiana ha bisogno di concretezza e non di illusioni.
Cullarsi nelle illusioni significa prenderci in giro, prendere in giro chi guarda con speranza verso un cambiamento della propria condizione lavorativa e sociale.
E alla fine alle illusioni ci si crede pure, salvo poi risvegliarsi e trovarsi di fronte per altri 5 anni ciò che abbiamo ora.
No grazie.
Si dice ciò che si vuole fare e si dice quello che non si può fare.
Quindi niente fantasie che creano solo risentimento.
Non sarà facile ma nemmeno impossibile.
Qui ci misureremo, vedremo se veramente siamo degni di guidare l’Italia o se siamo solo chiacchiere.
Iniziamo a gettare sul tavolo qualche idea, tutti insieme, poi vedremo.
Lo faremo anche noi, da qui, da queste pagine.
Facciamolo tutti.
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giovedì 1 aprile 2010

Aria grama sul PD..????

Non si riesce proprio a capire che cos’è questa aria grama che a tutti i costi si vuole stendere sul PD e sul suo Segretario emiliano.
Se c’è qualcuno che vuole prendere il suo posto lo dica chiaramente, altrimen
ti taccia.
Ci deve essere certamente una discussione sul risultato delle Regionali, positivo o negativo che sia stato a seconda da che parte lo si guardi, ma ciò non significa affatto demolire un’idea di coalizione che dovrebbe portare il centro sinistra al governo d
el paese.
E’ troppo facile criticare, molto più complicato costruire e governare un progetto di prospettiva più ampio, dove molti tasselli dovranno essere al posto giusto al momento giusto.
Ma ciò non basterà ancora.
Bisognerà far si che questo mosaico che si andrà a comporre sia stabile non solo nella fase di costruzione ma soprattutto dopo.

Qualcuno ha qualche idea in proposito?
Perché è questo che serve oggi discutere, non se Bersani debba dimettersi.
Serve avere idee forti e indirizzi precisi, avere aggressività politica come (finalmente)dice Veltroni, dire chiaramente la nostra idea e rendersi riconoscibili come dice D’Alema, essere disposti a dare una mano come dice Chiamparino.
Questo è quello che ci serve adesso.
Chi vuole polemizzare può andarlo a fare altrove.
Qui abbiamo altro da fare.
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mercoledì 31 marzo 2010

SINISTRA : C’e qualcosa che non funziona……e che bisogna mettere in fase……in fretta…..

Chi ha vinto le Regionali e chi le ha perse?
Sinceramente la discussione non appassiona più di tanto.
Ciò che conta è che si possa da questi risultati fare alcune riflessioni che verranno utili da oggi in avanti.
Però bisogna farlo.
Non come un paio di anni fa quando – almeno come PD – passò tutto sotto silenzio, quando la debacle elettorale venne derubricata sull’altare del partito leggero.
Nessuna seria discussione su quanto era avvenuto.
Nulla di nulla a parte qualche persona di buona volontà che cercò di capirne le ragioni.
Oggi bisogna capire, anche alla luce dei risultati delle Regionali, come mai la distanza tra la politica della sinistra e le persone non si riesce a colmare.
Ma nessun alibi richiamando l’astensionismo.
Noi dobbiamo portare le persone a votare perchè abbiamo da proporre un programma di futuro nel quale credono e dove possano riconoscere le loro aspettative.
Non perché sventoliamo una bandiera rossa o tricolore.
Certo è che l’informazione che giunge nelle case è ampiamente pilotata e non aiuta in questa ricerca delle verità esistente e non aiuta la propagazione di idee progressiste.
Ma non si può sempre additare a questo come alibi.
Le questioni sono altre e ben più profonde.
Per ora di certo c’è che avremo ben tre anni di tempo per rimettere in riga l’alternativa ricercata, un periodo dove si misureranno le capacità dei gruppi dirigenti delle varie anime che vogliono governare il paese.
Ma oltre a questa capacità che si spera si manifesti anche in chi oggi non la esprime, servirà definire linee politiche e programmatiche certe.
Qualche cosa Bersani ha fatto, si è impegnato molto in questo e partendo da una base frammentata rimetterla ideologicamente assieme non è stato facile e il lavoro è appena all’inizio.
Sugli altri fronti della sinistra non si vedono ad oggi novità che fanno pensare a ripensamenti nelle linee politiche degli ultimi periodi, e pertanto il recupero programmatico dipenderà soltanto da loro, anche se buona parte di questa sinistra si è riconosciuta in Vendola conscio che per governare una Regione o un paese bisogna guardare alla reale difficoltà del tessuto sociale e affrontarla, e non rinchiudersi in un perimetro ideologico senza tenere conto del mutamento sociale.
Sul resto del centrosinistra bisogna dire che sta raccogliendo ciò che fuoriesce proprio dalla sinistra, e questo è un bene per tenere il gruppo, le posizioni complessive di questo mondo fatto da buone idee e battaglie giuste spesso si scontra con altre posizioni discutibili – vedi Presidente della Repubblica – che tengono tutta questa area in una condizione di diffidenza collettiva.
Ci sono quindi queste basi sulle quali iniziare a lavorare : Il Partito Democratico con ancora i suoi problemi interni e esterni sulla via di un’identità che si sta finalmente delineando e che deve diventare certa.
La formazione Vendoliana di Sinistra e Libertà -che potrebbe togliere il nome del leader dal simbolo - e che sembra aver capito che per governare bisogna uscire dal recinto ideologico e guardare in faccia la realtà sociale in evoluzione.
l’Italia dei Valori - anche qui bisognerebbe togliere il nome del leader dal simbolo - con tutta la sua radicalità sulla via dello smussamento angolare che pur senza rinunciare ai suoi punti distintivi vuole iniziare un percorso unitario e alternativo alla destra italiana.
Ma ci sono in giro per il paese molti movimenti che nascono spontaneamente a fasi alterne e che raccolgono lo scontento e la protesta, come buon ultimo il movimento “Viola”, ma anche il movimento ecologista, quello pacifista e molti altri.
Questa massa di persone e gruppi sociali che si ritrovano periodicamente per far sentire la propria voce non ha un’organizzazione di tipo partitico, nasce e muore in giornata, poi si ritrova nuovamente per poi squagliarsi ancora e così via.
A questi movimenti bisogna guardare con attenzione perché rappresentano la voce vera del paese che soffre e che si trova a disagio nella vita quotidiana, esprime malcontento, disapprovazione, si ribella allo stato delle cose e vuole dire la sua, come è giusto.
Il punto sarà di poterle rappresentare nelle Istituzioni, come farlo, come raccogliere le loro idee e come rispondere alle loro aspettative.
L’importante sarà non cercare di assorbirle, non volerle inglobare in nessuna struttura partitica alla quale sono allergiche, come si sta da più parti cercando di fare – a sinistra - per acquisire il loro consenso elettorale.
Devono restare movimenti liberi ma devono poter avere uno sbocco finale, altrimenti come ben sanno l’urlo lascia il tempo che trova, e le loro parole resteranno lettera morta.
Ascoltare ma non dominare.
Questo sarà il modo di ascoltare e rispondere.
Poi ci sono le parti cosidette sociali, il Sindacato.
Non è pensabile costruire un programma per un paese senza avere le idee, le proposte, l’appoggio delle organizzazioni sindacali, perché loro rappresentano giornalmente i lavoratori e meglio forse di molti altri ne conoscono le aspettative e le richieste.
Sulle categorie economiche, le imprese, bisogna fare un discorso a parte, ma il loro ascolto è determinante per costruire qualcosa di strutturalmente definito, certamente confrontarsi con quelle storicamente grand, i grandi gruppi industriali ma specialmente con le imprese più piccole, quelle artigianali, strutture che da sole non potranno avere quelle coperture economiche e finanziarie per superare momenti di crisi come questi, e infatti molte di loro hanno già abbassato la saracinesca, per sempre.
Il punto è quindi sempre lo stesso.
Il programma per il paese che coinvolga i molti interessi e le molte esigenze.
Su questo sarà necessario lavorare, lanciare idee, ascoltarsi tutti quanti, discutere tra noi su quale potrà essere la sintesi unitaria, ma senza infiniti rendez-vous in capannoni abbandonati da mitizzare con nomi altisonanti, senza quelle infinite discussioni che non portano ad avvicinamenti decisivi e che spesso vedono le parti politiche chiuse nella loro aristocratica area non in grado di sentire le voci delle periferie.
Parole chiare e condivise, e chi ci sta ci sta, chi non ci sta pazienza, ci starà dopo se lo riterrà.
Con questo programma fare la battaglia politica fino al 2013 cercando di parlare a tutti i nostri concittadini, anche “a quelli dell’altra parte”, a quelli delusi dalla destra ma che non vedono oggi cosa c’è a sinistra.
E questo è il punto.
Ma cosa c’è a sinistra?
Al momento tanta buona volontà e tanta rabbia.
Bisogna però chetare la rabbia perché è quella che offusca la ragione……….
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